La spugna rossa 

 

Uscendo dal bagno dello studio, alla periferia del campo visivo avverto che le due spugne sintetiche, una rossa e l’altra azzurra, spiccano vistosamente sul lavandino sporco. Sperando in una di quelle bellezze insospettate che preferisco ritrarre, impugno la macchina fotografica, spalanco la finestra per dare più luce, l’apporto scombussola gli equilibri appena apprezzati, ma l’esasperazione prospettica evidenziata dalle pose risulta ugualmente interessante, perché il contesto drammatizzato di diagonali, compensa magnificamente il peso ottico della spugna rossa. Contento di quel soggetto, mi chiedo come dipingerlo. L’impaginazione è già stata risolta con gli scatti fotografici, ma restano da interpretare i numerosi elementi che compongono l’assieme. Sono infatti presenti  molti dati visivamente notevoli come le piastrellature, il rubinetto metallico, le spugne plastiche, il lavandino e il portasapone in  porcellana, ma la rappresentazione di tutte quelle cose su di una superficie piccola comporta la necessità di arginare il tratto, mentre io, preferisco le pennellate fluenti. All’inizio, effettuo un sopraluogo evidenziando le campiture portanti, quindi definisco la fisionomia dei dati principali, e continuo poi a dipingere lo stesso tema per diversi giorni. Riguardando oggi quegli acquarelli, penso che per raccontare il lavandino, la scelta di intensificare i suoi caratteri per sommi capi sia stata la più giusta, infatti, stimo che la composizione obliqua, i volumi sbalzati, i colori carichi e l‘assenza di virtuosismi gratificanti, riescano a partecipare chi guarda a un’ incondizionata attenzione al visibile: a una specie di allucinazione lucida. In altre parole, alla visione di un semplice, se non addirittura di un matto. E già! se in certi casi l’opera non riuscisse a spostare l’osservatore almeno di un po’, mancherebbe la sua principale funzione. Come altrimenti potrebbe? ad esempio, mostrare che una spugna rossa sopra un lavandino sozzo, è bella come una rosa in un vaso.

 

Alan Gattamorta 30/07/05

 

acquerello 50x35 2005

 

 

Gli acquerelli, ritraggono aspetti della natura e della quotidianità, che ogni giorno incontriamo, e che l’ artista coglie, con vivace intensità e forza espressiva. Lo sguardo, abituato a vedere la singolarità e molteplicità  della realtà, nelle angolature prospettiche e nel  riverbero della luce sulle cose e gli eventi del mondo, ci svela, attraverso la carta, il pennello e il colore, la singolare meraviglia di tutto ciò su cui i suoi occhi attenti e innamorati della vita, si posano.

La reiterazione di un soggetto pittorico, esplorato in variazioni minime, ( la spugna rossa, le bucce di mandarino) o nella diversità ( le piume, i granchi ), evidenzia l’attenzione analitica del artista – osservatore, che si libera nel pennello, in diverse accezioni espressive. L’interpretazione della tecnica pittorica dell’ acquerello è unica quanto anticonformista. La libertà della pittura, quanto la sua incisività, fanno sì che l’opera sia tanto d’effetto, ad un primo sguardo, quanto lieve, quando lo sguardo si sofferma nelle sfumature e nei chiaroscuri. Le variazioni di intensità sui grigi e i grigi-azzurri, tonalità ricorrenti, ricordano la pittura di Lovis Corinth. Le nuances che l’acqua e il colore naturalmente creano sul foglio, dilatano la figura, la rendono percettibile in un universo onirico e a volte stralunato, come nelle figure  o in alcuni ritratti .

In queste opere, l’ espressionismo spontaneo dell’artista trova riscontri in un  illustre predecessore, come Alexej von Jawlensky.

La pittura ad acquerello di Alan Gattamorta è fresca ed incisiva, spontanea quanto comunicativa: la forza del gesto, quanto la delicatezza del tratto di pennello, sono intrinsecamente percepibili. Chi guarda le sue opere, riceve l’impressione di quell’attimo di vita interpretato dalla febbrile e lucida sensibilità dell’ artista.

La pittura ad acquerello di Alan Gattamorta, è anche il risultato di una tecnica affinata con cura, attraverso la sperimentazione metodica e curiosa dello strumento pittorico.

Le ceramiche, sono frutto di una fase di ricerca raffinata ed elegante, più grafica che plastica, ove la libertà della linea disegna, sottolinea od enfatizza il volume. Opere uniche per la difficoltà tecnica della realizzazione, sono assai originali, quanto belle.

 

Lia Briganti 

LA MERAVIGLIA DELL’ ATTIMO PRESENTE.

    ACQUERELLI E CERAMICHE DI

ALAN GATTAMORTA.

 

 

 

Alan Gattamorta espone a Cantina Carbonari acquerelli e ceramiche che ben rappresentano il percorso di ricerca stilistica ed espressiva dell’artista cesenaticense.

Alan Gattamorta, nasce come pittore realista e militante  per passare poi al mosaico, alla ceramica, all’acquerello ed ai grandi mosaici di carta, di cui l’acquerello è la sostanza prima.

I mosaici di carta sono infatti realizzati con frammenti di acquerelli, che l’artista sapientemente compone in grandi mosaici figurativamente originali quanto cromaticamente suggestivi. 

Un grande mosaico di carta, raffigurante calamari, si può ammirare al Museo della Marineria

di Cesenatico.